Lorella Zanardo spiega come cambiare i media senza chiedere il permesso

Lorella Zanardo non è solo scrittrice, docente, blogger e documentarista, ma è a tutti gli effetti un’attivista, che ha messo la propria conoscenza ed esperienza al servizio del pubblico, occupandosi prevalentemente di tematiche inerenti al mondo femminile e privilegiando in particolar modo l’analisi della rappresentazione mediatica dell’immagine della donna. L’attenzione per l’universo femminile è testimoniata, oltre che dall’appartenenza al Comitato Direttivo di WIN (organizzazione internazionale di donne professioniste con sede a Oslo), da numerose altre iniziative, articoli, documentari e dalla partecipazione a diversi convegni, durante i quali l’autrice è sempre stata in prima linea nel difendere il ruolo della donna all’interno della società.

Insieme a Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi è stata autrice del documentario Il corpo delle donne e dell’omonimo libro, il cui merito è stato quello di mostrare il modo in cui il corpo femminile viene strumentalizzato dai media, in primo luogo dalla televisione italiana, che pullula di pubblicità e programmi nei quali l’immagine della donna viene sminuita e asservita a logiche commerciali e di audience. Dopo questa disamina del fenomeno la Zanardo è passata a una azione concreta per limitare i danni provocati da questo tipo di approccio al mondo femminile e più in generale per arginare l’apporto negativo dei media nei confronti delle nuove generazioni. Questo è il proposito che sta alla base del libro Senza chiedere il permesso, Come cambiamo la tv (e l’Italia), scritto insieme a Cesare Cantù, che oltre a denunciare il sistema dei media italiani, ne propone un rinnovamento dall’interno.

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“Senza chiedere il permesso” di Lorella Zanardo – Feltrinelli

Il libro diventa così uno strumento indispensabile per comprendere il modo in cui le persone vengono suggestionate dai media ed in particolare l’influenza, troppo spesso negativa, che questi ultimi hanno sui ragazzi più giovani, i Millennials, come vengono definiti dall’autrice quelli tra i 14 ed i 20 anni. L’idea di quest’opera sembra nascere proprio a seguito della richiesta, da parte degli insegnati, di uno strumento per decodificare la televisione e analizzare questo nocivo processo di influenza.

Il piccolo schermo, ad oggi, è il mezzo espressivo più diffuso, in grado di raggiungere un bacino di utenti vasto ed eterogeneo ed è per questo che è indispensabile comprendere e approfondire questo fenomeno alla radice. La capacità di accettare la televisione come strumento e dunque aprirsi alla consapevolezza del suo ruolo neutrale, è alla base di questo progetto, che invita a sfruttare la valenza formativa di questo mezzo espressivo. In particolar modo, secondo l’autrice, è la Rai, in quanto servizio pubblico, che dovrebbe tornare a ricoprire un compito educativo, oltre che d’intrattenimento. La Zanardi in quest’opera lamenta la mancanza di una necessaria selezione dei contenuti televisivi, indicandola con un’interessante espressione, quella di ecologia dei media o ecologia dello sguardo. In Italia è più che mai evidente una carenza di interesse nei confronti di questo aspetto, invece prioritario, poiché gli spettatori sono costantemente sommersi da immagini televisive che mostrano spesso una totale mancanza di spessore etico, producendo nell’osservatore passivo ed inconsapevole, in particolar modo nella fascia più debole e ricettiva del pubblico giovanile, un effetto deleterio. L’intenzione di quest’opera è proprio quella di fornire agli insegnanti, ai genitori ed agli stessi ragazzi, un insieme di nozioni utili ad approcciare i contenuti televisivi in maniera critica.

Sempre insieme a Cesare Cantù l’autrice ha ideato il progetto denominato Nuovi occhi per i media, si tratta di un’educazione alle immagini, un corso in itinere che vede la Zanardo in prima linea per formare i giovani ad un utilizzo critico degli strumenti di comunicazione di massa, passando attraverso internet ed i nuovi social network, fino ad arrivare al contatto diretto con i ragazzi all’interno delle scuole, attraverso incontri e dibattiti. L’intento di questo programma educativo non è quello di demonizzare il mezzo televisivo, anzi l’invito che la Zanardo rivolge agli spettatori è quello di non spegnere semplicemente la televisione, ma di osservarla finalmente con occhio critico, analizzandone le strutture e comprendendone i meccanismi interni, per formare gli spettatori ad una visione attiva e consapevole dei contenuti che ogni giorno ci vengono offerti dal piccolo schermo.

La seconda parte del libro, curata da Cantù, si occupa proprio di questo aspetto didattico, la questione fondamentale è proprio quella di fornire agli spettatori un nuovo sguardo da poter rivolgere ai media, attraverso la redazione di un manuale pratico, che aiuta a comprendere i meccanismi, spesso nascosti, di elaborazione delle immagini televisive e pubblicitarie, le tecniche di persuasione, analizzando e decodificando in questo modo lo specifico linguaggio televisivo. Uno studio rivolto in primo luogo alla comprensione e l’interpretazione delle immagini che, come sostiene Lorella Zanardo, è il primo passo per far sì che la televisione diventi uno strumento di democrazia diretta.

Un’esortazione dunque ad agire, senza chiedere il permesso, al fine di riappropriarsi degli strumenti di comunicazione, primo fra tutti il piccolo schermo, fornendo un’utile guida per permettere agli spettatori di comprendere il valore, in senso democratico, della televisione ed al contempo i rischi ed i limiti di questo tipo di comunicazione a senso unico, che fino ad oggi non ha permesso una fruizione veramente democratica del mezzo.

Michela Chessa

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Informazioni su Michela Chessa

Durante un' esistenza in bilico è facile constatare l'importanza di scoprirsi ogni giorno dei dilettanti, nella duplice accezione che questo termine riveste. E' necessario continuare a oltranza ad imparare, sperimentare, incuriosirsi e, al contempo, letteralmente dilettarsi in quello che si fa, giocare e curare le proprie passioni, sorridere della propria indole, assecondandola, anche attraverso terreni impervi e percorsi poco battuti.
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